04 Dicembre

In inglese si dice VET, Vocational Educational Training, in italiano è la formazione professionale ed è la pietra miliare di chi, come Ifoa, ne fa da circa 40 anni il punto di partenza, ma anche la propria mission. Indiscusso il valore, ora ci chiediamo se e come la qualità della formazione professionale venga valutata e a chi spetti questo onere-onore.

 

 

Qualità formativa certificata o auto-valutata?

L’uomo potrebbe arrivare a fare uno stage sulla luna al termine di un corso di formazione professionale? Che tipo di profilo dovrà avere per quel tipo di stage? Si partiva da qui per la chiacchierata tenutasi nella conferenza VET ON THE MOON dello scorso 29 ottobre a Verona, moderata da Ifoa

Dall’incontro con Cesare Onestini (DG ETF – European Training Foundation) scopriamo una delle ultime analisi del Centro ETF che parte dal focus sull’apprendimento duale, detto anche work-based learning o training-on-the-job che dir si voglia.

La rilevanza strategica del work-based learning (WBL) per le imprese è una delle questioni più calde del momento sulle agende formative europee, ma non è una questione nuova. L’importanza della formazione professionale come valida alternativa a quella più accademica è ormai assodata. Ciò sui cui ci si comincia invece ad interrogare in modo insistente, nel tentativo di cercare una risposta concreta, è come garantire e poterne dimostrare la qualità, aspetto essenziale per integrare tali esperienze positive nei percorsi formativi e coinvolgere le aziende.

La qualità è semplice da definire, ma difficile da applicare quando si accostano sistemi, riferimenti, esperienze e prassi differenti.

Le imprese più piccole spesso non hanno dipartimenti Risorse Umane con personale specializzato sulla progressione formativa, sviluppo di competenze o percorsi di apprendistato ad esempio. Tuttavia applicando alcuni semplici strumenti per la comprensione e il monitoraggio della qualità, si possono raggiungere risultati impressionanti – questo è quanto ha dichiarato, durante la Conferenza ETF di Lviv, Erwin Seyfried (Berlin School of Economics and Law), esperto di Quality Assurance in ambito formativo: “Una definizione molto semplice di qualità èGetting fit for purpose” (Essere pronti/appropriati per lo scopo). Raggiungere gli standard definiti che corrispondono alle esigenze degli interlocutori facendo un ottimo utilizzo delle risorse disponibili”.

Garantire la qualità riguarda l’attenzione ai dettagli, il che significa, per esempio, partire dall’iniziare e concludere un sessione formativa o una riunione in orario, aspetti pratici che solo nella formazione on-the-job vengono sperimentati.

Una delle soluzioni che si profilano dopo i confronti recenti sul tema, ultimo dei quali nato appunto durante la conferenza VET ON THE MOON, è poter applicare alcuni strumenti standard per il monitoraggio della qualità – il che sempre di più significa auto-valutazione continua da parte dei soggetti erogatori della formazione stessa, più che cicli di validazione esterni. Ciò, si pensa, potrebbe aiutare ad andare verso un progressivo miglioramento.

Il Demin Cycle (PDCA – Plan Do Check Act) ad esempio è un metodo per assicurare che il processo corrisponda alla qualità desiderata. Vengono valutati i risultati, poi vengono apportate le modifiche e i miglioramenti necessari per raggiungere lo standard di qualità definito.

L’auto-valutazione è spesso un processo interno adatto a seguire i cambiamenti e le rapide evoluzioni del mercato, generalmente preferito dagli enti privati. Policy maker e istituzioni pubbliche invece tendono a dare maggiore rilevanza a processi di accreditamento o certificazione esterni. Il prof. Seyfried concludeva il suo intervento sottolineando infatti quanto, a suo avviso, non sia utile iniziare un ragionamento sulla qualità cominciando da un accreditamento. Molto più utile iniziare dal permettere alle persone coinvolte di garantire l’applicazione di standard e miglioramenti continui, poi forse dopo 5 anni di attività ed esperienza si potrà valutare la richiesta di un accreditamento o di una certificazione. – “Mettere una certificazione all’inizio è il punto di partenza sbagliato”.

Quanto sopra è solo un’estrema sintesi dei temi trattati durante la conferenza di Verona, ma per Ifoa e per chi si occupa di formazione professionale, in un contesto che va ben oltre i confini nazionali, cercando un continuo miglioramento e allineamento agli standard europei, è una questione più che aperta, che potrebbe continuare in pagine e pagine di ulteriori approfondimenti.

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