#Apprendistories. Sfida culturale per l’apprendistato del futuro?

Post pubblicato il 24 Aprile 2019

Di fronte ai tanti mutamenti tecnologici, economici e sociali sono diverse le domande che, a livello europeo,  studiosi e analisti si pongono sull’apprendistato per capire se è ancora uno strumento efficace per promuovere l’occupabilità dei giovani e favorire le aziende nel reclutamento di lavoratori qualificati.

Citando un editoriale pubblicato sull’ ultimo numero della rivista inglese “International Journal of Training and Development”, Matteo Colombo, ricercatore presso la Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro dell’Università degli Studi di Bergamo, analizza nel Bollettino ADAPT 18 marzo 2019, n. 11 il futuro dell’apprendistato e la sua capacità ad affrontare le nuove sfide.

L’ Unione Europea, così come l’ILO (International Labour Organization) e l’OECD (Organization for Economic Co-operation and Development), promuovono l’apprendistato che, se adottato nel rispetto dei parametri che ne garantiscono la qualità, è il percorso ottimale per iniziare i giovani a una carriera lavorativa qualificante, in linea con la loro formazione e ben retribuita. Al tempo stesso nell’apprendistato le aziende trovano la risposta alla difficoltà frequente di reperire personale che abbia le competenze effettivamente richieste per svolgere ruoli specifici.

Visto che tutti i soggetti sopra richiamati riconoscono nell’apprendistato uno strumento utile e di qualità:

  • perché in realtà è ancora così poco diffuso?
  • perché spesso è ridotto a un contratto scarsamente formativo e scelto unicamente perché abbatte il costo del lavoro grazie ai benefici connessi all’apprendistato?

Leggi le risposte nell’articolo dal titolo sibillino ”Il futuro dell’apprendistato, tra opportunismo (economico) è un necessario cambio di paradigma (culturale)