PratiCARE la sicurezza. Dai luoghi di lavoro un bollettino di guerra

Post pubblicato il 14 Maggio 2019

Quando si pensa alla sicurezza sul lavoro vengono in mente casi di infortunio, descritti dagli organi di stampa o di cui abbiamo conoscenza personale.
In occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro del 28 aprile, l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, ha presentato un’analisi, su dati Inail, relativa a infortuni e malattie professionali. Il quadro che emerge del 2018 è sconfortante:

  • circa 641mila lavoratori hanno subito un incidente sul lavoro (di cui 15,4% durante il tragitto casa-lavoro), pari a +0,9% delle denunce di infortunio rispetto al 2017.
  • gli incidenti con esito mortale (n=1.133) sono aumentati del 10,1% nel 2018 rispetto all’anno precedente (soprattutto quando si utilizzano mezzi di trasporto per lavoro).
  • i tumori rappresentano la malattia professionale maggiormente correlata al rischio vita e, seppur in calo (-0,9% sul 2017), nel 2018 risultano 461 denunce (4,1% del totale). Agente principale, in un numero di casi superiore al 70% sul totale, le fibre di amianto, con prevalenza per il comparto metalmeccanico.

Le malattie professionali rappresentano l’86% di tutti i decessi correlati al lavoro nel mondo e il 98% di quelle nell’UE (https://osha.europa.eu/it/about-eu-osha/press-room/eu-osha-presents-new-figures-costs-poor-workplace-safety-and-health-world).
I tumori professionali, in particolare, sono responsabili di circa il 53% di tutti i decessi lavoro-correlati nell’UE e in altri paesi sviluppati: si registrano ogni anno circa 120.000 casi di tumori professionali a seguito dell’esposizione ad agenti cancerogeni nei luoghi di lavoro nell’UE, 80.000 dei quali con esito fatale (https://osha.europa.eu/it/themes/work-related-diseases/work-related-cancer).

Di fronte a questi numeri la sensazione è di essere vittime impotenti, senza speranza di poter far qualcosa.
Possiamo affidarci solo alla buona sorte? No, il punto centrale è superare quella distinzione culturale che mette in contrapposizione il lavorare e la sicurezza: paradossalmente avremo raggiunto il nostro obiettivo quando non si parlerà più di sicurezza, perché già divenuta parte integrante dei comportamenti lavorativi, a partire da chi detiene potere decisionale e di spesa.

Federico Ricci
Psicologo del lavoro e della comunicazione UNIMORE
docente IFOA